BLACK FRIDAY E SLOW FASHION

BLACK FRIDAY & SLOW FASHION

Acquisti ossessivi e d’impulso, caccia all’offerta, sconti giganti che inneggiano all’affare senza precedenti. Comprare, comprare, comprare. E’ questo l’imperativo che si afferma ineluttabile nelle menti dei consumatori nelle ultime due settimane di novembre e che raggiunge il suo apice il giorno del Black Friday.

Una festa consumistica con un enorme impatto sul pianeta e sulle persone. Con oltre 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno e 10.000 articoli di abbigliamento che finiscono in discarica ogni cinque minuti a causa del fast fashion, dire che abbiamo un problema sembra un eufemismo.

La tendenza all'aumento delle vendite del Black Friday cresce ogni anno e ha alimentato le nostre sfide di spreco e sovraconsumo. E la notizia peggiore è che queste statistiche scoraggianti sono destinate ad aumentare se i consumatori e i grandi brand non prendono una posizione contro le feste consumistiche come il Black Friday.

In questo contesto, essere una voce fuori dal coro diventa sempre più difficile, soprattutto per le piccole realtà come la mia. 

Non promuovere sconti da capogiro e andare controtendenza diventa nella maggiorparte dei casi una decisone fatale, che rischia di autoboicottare il proprio brand.

I brand etici che invece sono risuciti a guadagnarsi una fetta di mercato più cospiqua e a crescere e ad affermarsi sul mercato diventando realtà potenti e consolidate, sono riusciti ad adottare approcci diversi per promuovere messaggi controtendenza. Alcuni brand etici hanno addirittura deciso di boicottare del tutto il Black Friday e di non attirare i clienti con sconti vistosi. Alcuni di loro hanno anche deciso di chiudere i propri negozi il giorno del Black Friday, per sottolineare il totale estraneamento nei confronti di questa ricorrenza. Altri invece hanno scelto di donare parte dei propri guadagni durante il periodo del Black Friday e del Cyber Monday ad organizzazioni ambientali, o di investire nella compensazione di carbonio piantando alberi.

Non mancano però marchi sostenibili che hanno adottato campagne scontistiche durante questo periodo. E qui ci chiediamo: si tratta forse di incoerenza? Secondo me no. Piccole realtà appena nate purtroppo non hanno la forza di combattere in autonomia grosse battaglie contro il consumismo sfrenato che aleggia in questo periodo dell’anno tra i consumatori, e l’unica cosa che possono fare per dare un contributo concreto alla sostenibilità è convincere le persone ad acquistare prodotti ecologici e/o sostenibili piuttosto che indirizzarli verso l’acquisto di prodotti di aziende assolutamente estranee al tema della sostenibilità. E l’unico modo che hanno per farlo è offrendo un piccolo sconto. E occhio agli sconti! Perchè sono un ottimo modo per capire se l’azienda in questione è veramente sostenibile! Produrre in Italia a partire da materiali riclicati, credetemi, ha costi esorbitanti. Questo ha un impatto diretto sul prezzo del prodotti venduti, che, come già sapete, risulta più alto rispetto al prezzo medio di mercato. Il margine, di conseguenza, si riduce al minimo, perchè un ricarico eccessivo escluderebbe automaticamente il brand dal mercato. Ecco perchè in periodo di saldi gli sconti applicati da aziende sostenibili e made in Italy sono sempre più bassi rispetto agli sconti medi del mercato!